TECLA_creazioni in corso 2013

tecla program

TECLA_creazioni in corso è al tempo stesso momento di condivisione e spazio di espressione per chi desideri presentare i propri lavori in corso d’opera. Offre la possibilità di un confronto diretto con un pubblico eterogeneo, curioso e interessato a nuove proposte performative.

L’evento ospiterà i work in progress degli attori, danzatori, performer, e musicisti che hanno partecipato al bando aperto lanciato da LeCittàSottili lo scorso aprile.

SABATO 1 GIUGNO 2013

h 19.00

AperiCena a cura de LeCittàSottili accompagnata dall’Ensemble di voci del laboratorio di canto condotto da Camilla Barbarito

h 21.00

NUDOECRUDO TEATRO MÒRIRI_riti di passaggio (un assaggio)

Dar vita a uno spettacolo teatrale
che affronti l’universale mistero della morte
con le voci e il contributo di un’intera comunità

regia Alessandra Pasi
drammaturgia Franz Casanova
con Franz Casanova, Mauro Cecchin, Federico Faggioni, Alessandra Pasi
una produzione Dal Basso con il contributo di Fondazione Comunitaria Nord Milano
La personalissima esperienza del lutto filtrata attraverso un prisma collettivo per mostrare l’universo di riti e credenze di fronte all’universale enigma della morte. Lo spettacolo è frutto di un articolato processo di produzione dal basso in cui ogni spettatore ha potuto dare il proprio contributo economico, emotivo o intellettuale. Ne è derivata una drammaturgia espansa, elaborata dal confronto col pubblico e tradotta in composizione scenica e sonora. A Tecla la compagnia presenta “un assaggio” del lavoro in vista del debutto del 23 giugno a Fabbrica Borroni di Bollate.

h. 22.00

IL BOMBA REPRISE
Progetto e regia di Eleonora Soricaro
Drammaturgia di Valentina Gamna
Con Alice Capoani, Eugenia Coscarella, Francesco Napoli, Marta Ventura
“Il Bomba – reprise”  è una ricerca a breve termine su un ex-cinema edl ex-sala da ballo, un luogo nevralgico d’intrattenimento nella periferia di Milano, zona che è ora sottoposta a riqualificazione, suo malgrado.

L’idea
Un progetto di lavoro attorno ad un edificio che non esiste più.
Il cinema Universale inizia la propria attività nei primi mesi del 1940 in via Ambrogio Binda
4, nella zona sud di Milano (Barona). Si tratta di una piccola sala dotata di sola platea
appartenente alla terza fascia di locali della mappa urbana milanese: un cinema di terza
visione. Il locale viene seriamente danneggiato e ricostruito per ben due volte durante la
guerra. Dopo l’8 settembre 1943 la gestione decide di cambiare nome e sceglie quello di
Cinema Europa. La copertura della sala era costituita da una caratteristica volta a forma di
uovo che valse al locale il soprannome di Bomba, rimasto ancora oggi nei ricordi dei
frequentatori dei cinema milanesi e degli abitanti del quartiere.
Il cinema, flagellato da incassi sempre più bassi, complice anche la zona decentrata,
chiude nell’estate 1976. I suoi spazi vengono occupati da alcune discoteche e disco-pub
con differenti nomi come Diapason e Pata Mata’s dove, negli anni novanta, si tengono
anche concerti. Negli ultimi anni l’ex cinema diventa L’intreccio, una sala da ballo
frequentata da un pubblico maturo. La struttura del cinema rimane tale fino a metà maggio
2008, quando il caratteristico stabile viene demolito per lasciare spazio ad un nuovo
edificio residenziale.
Per più di sessant’anni “il Bomba” è stato un luogo di incontro e di evasione, adesso è un
palazzo come tanti altri, dove gli inquilini non sanno niente del luogo in cui abitano, perché
non hanno mai saputo o perché hanno dimenticato. Noi non vogliamo dimenticare ed è
per questo che ci siamo affidati alla memoria dei nonni di Barona che ancora ricordano
sognanti il mitico Bomba; non vogliamo nemmeno adagiarci in un passato che non esiste
più, ed è per questo motivo che abbiamo alimentato il lavoro con i nostri desideri di giovani
milanesi affamati di luoghi dove incontrarci senza etichette o costrizioni.
La scelta di un soggetto cosi particolare, ma anche cosi specifico, nasce dalla necessità di
fermare il ricordo di una Milano popolare (per sineddoche) che rischia di scomparire,
sommersa dal via vai gentrificatore degli hipster modaioli, bici a scatto fisso e fashion
victim.
Lo spettacolo
Adesso in via Binda c’è solo un palazzo. Forse. Si dice infatti che “dentro notti
particolarmente gelate” il Bomba si manifesti e attiri al di là delle sue tende chi si lascia
attirare, chi non ha nulla da perdere, chi ha qualcosa o qualcuno da ritrovare, chi è stufo di
sé, chi non sa cosa vuole ma qualcosa vuole. Forse, a volte, per trovare chi o cosa si sta
cercando basta guardare con più attenzione, basta ascoltare il sussurro di un passante,
basta uscire da sé, dai propri pensieri di grigia routine. E allora puoi trovare luoghi che
pensavi scomparsi o inesistenti, puoi scoprire parti di te troppo a lungo tenute nascoste,
puoi incontrare quella persona in grado di svoltarti la vita, o la serata.
Nel Bomba si cambia aspetto, si balla, ci si innamora e ci si lascia. Se fuori dal Bomba,
oltre le tende rosse, siamo nel 2013, in un mondo agli sgoccioli dove uomini e donne non
aspettano altro che tradirsi gli uni con gli altri, dentro al Bomba siamo in uno spazio altro,
uno spazio della possibilità, della tolleranza, della lealtà, della libertà e della liberazione.
Questo non vuol dire che nel Bomba non nascano conflitti, invidie e gelosie. Ma sono
conflitti, invidie e gelosie che sanno di gioco, di cinema: niente è per sempre.
Il Bomba è un luogo senza tempo, popolato da corpi vivi senza età che giocano insieme a
un gioco molto serio, dove a volte si può anche morire, ma mai per sempre.
Ho deciso di lavorare sulla doppia natura di questo spazio: un luogo effimero frutto della
combinazione dell’immaginario cinematografico e di quello della danza, il posto “tra le due
tende”, l’anfratto dove i ragazzi e le ragazze che frequentavano “il Bomba” si appartavano.
Il linguaggio usato trae spunto dal mondo del cinema, sia dal punto di vista dell’orizzonte
di riferimento sia nel senso più concreto del termine. Infatti la scena vive anche grazie alle
proiezioni di spezzoni di film, che entrano in dialogo continuo con gli attori attraverso
musiche, testi, immagini; ma il mondo del cinema fonda il nostro lavoro in modo ancora più
specifico: come sarebbe la vita se, come al cinema, si potesse intervenire sul montaggio,
si potesse rigirare una scena, si potessero cambiare parti e battute a piacimento? Come
sarebbe se noi esseri umani fossimo in grado si metterci in pausa, fermarci, andare avanti
velocemente, tornare indietro e rivivere tutto da capo, rallentare un abbraccio o un addio
fino a sentirne il peso profondo?

A seguire:
MANAGER DISINTEGRATOR
jazz avant garde

DOMENICA 2 GIUGNO

18:30

PICCOLO STUDIO – laboratorio di creazione
condotto da Cinzia Delorenzi
assistete alla messa in scena Jacopla Buccigrossi
con Matteo Albanese, Semira Belkhir, Luana Bruno,Lilia Carrara, Claire Crescini, Moira Gianninoto, Fabio Lastella, Laura Pirrotti, Valeria Spera, Margherita Tassi, Francesca Toja

h. 19.30

Aperitivo a cura di LeCittàSottili condito dalla performance
(F)ARS ATTACK_esperimento 00_Il Re è nudo
a cura della compagnia La Ruota
Si riparte dalla farsa per prendere in mano nella leggerezza i temi scottanti  e irrisolti del rapporto con il potere ed il poter fare all’interno della società. La compagnia composta da artisti provenienti dal mondo del teatro della danza e della musica propone quadri performativi di breve durata da inserire in contesti urbani e di serate a tema. Delle performance gustose con cui condire i pasti e le bevute,  per farti scendere meglio il boccone

h. 21.30

DHVANI / RISONANZE
uno spettacolo di teatro-danza indiano Bharata Natyam e poesia
con Daria Mascotto e Adriana Libretti
Le risonanze si intrecciano e si fanno materia: movimento di sangue, battito, soffio, suono,  poesia, ritmo, danza.

Progetto e Poetica

Caratterizzato per complessità tecnica e formale, ricchezza ritmica, poetica, gestuale ed espressiva, lo stile Bharata Natyam, originario dell’India del Sud, pone l’accento sulla tensione dinamica, sulla geometria delle linee strutturali, sulle simmetrie e la coordinazione di ogni singola parte del corpo, oltre che sulla mimica facciale e l’esplorazione degli stati d’animo.
L’acronimo Bha-Ra-Ta sta ad indicare le tre componenti fondamentali dell’arte: BHAva (stato mentale), RAga (scala melodica) e TAla (ritmo).
Dall’unione di questi elementi scaturisce un linguaggio simbolico/analogico di forte impatto
emotivo, capace di condurre il danzatore e lo spettatore all’estasi conosciuta in India come rasa (succo, seme, sintesi, sapore), stato mentale in cui il valore estetico diventa veicolo di crescita spirituale.
La voce di Adriana Libretti, attrice e autrice, si alternerà alla danza di Daria Mascotto, in arte Dadhikraa Devi, ampliandone la ricchezza delle immagini con suggestioni poetiche.
Dhvani è ciò che nella millenaria riflessione indù distingue la poesia dall’uso quotidiano delle
parole. La poesia, così come il movimento danzato, è generata infatti da risonanze interne, profonde e non dall’azione sul mondo esterno: non è l’oggetto, ma ciò che lo rende vivido e significativo.
Le vibrazioni, mosse dal convergere nella mente di significati sottintesi e di suggestioni, si
intrecciano e si fanno materia: movimento di sangue, battito, soffio, suono, ritmo, danza.
L’invisibile si mostra, si svela. Le dhvani ci offrono così un’esperienza extra-quotidiana della realtà, lasciandocene assaporare il succo, il rasa.
Danza e parola poetica rapiscono e trasportano in una dimensione pre-logica, pre-razionale in cui ciò che è indicibile emerge a pelo d’acqua, per rituffarsi negli abissi, lasciandoci colmi di quella nostalgica gioia mista a stupore che ci assale il petto quando scorgiamo la fugace sagoma dell’animale selvatico nel suo territorio.

a seguire musica con:
Yva & The Toy George (Serbia)
https://soundcloud.com/yva-yva-1
Coma Stereo (Slovenia) – space rock
http://www.youtube.com/watch?v=4SKb4UQ22xE

Entrambe le giornate saranno ad INGRESSO GRATUITO

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